• Lariano

LARIANO E LA SUA STORIA
(di Ferdinando Tamburlani)

IL NOME

La storia di Lariano affonda le sue radici nel passato più remoto e lascia la strada all’immaginazione. Lo scrittore latino Tito Livio nel libro XXI della sua Storia Romana afferma che nell’anno 536 a.C. fu dedicata una “Supplicatio Fortunae in Algido”, cioé sul monte che sovrasta Lariano e che oggi si chiama “Monte Maschio”, dove, oltre ad un tempio dedicato alla dea Fortuna, vi doveva pur essere un certo nucleo abitato di importanza tale da essere preso in considerazione da uno storico dalla levatura, appunto, di Tito Livio.

Altri affermano che sulle alture del vecchio Algidus fu trovata una statua di Giano Bifronte.

"Ara Jani" era l’altare sul quale si compivano i sacrifici a tale divinità. Nell’anno 328 a.C. il castello, detto anche dell’Algido, assunse il nome di Ariano (cioè Ara di Jano). In seguito, fondendosi l’articolo con il nome, fu chiamato Lariano.

Altri affermano che il nome “Lariano” provenga dalla nobile famiglia romana “Aria” che, facendo sorgere il castello sull’Algido intorno al 328 a.C., da lei prese il nome di Ariano e successivamente di Lariano.

Data la posizione incantevole per clima e panorama dell’intera zona del Monte Algidus i patrizi romani vi costruirono le loro lussuosissime ville; di ciò ne sono testimonianza i reperti conservati presso i Musei Vaticani ed in quello del Comune di Velletri. Nello stesso territorio di Lariano si trovano resti che potrebbero risalire al 1230 a.C., essendo di natura preromolea e che si potrebbero attribuire all’epoca arcaica.

Queste le origini di Lariano. Origini nobilitate e rese grandi attraverso gli scritti di storici di indubbio valore quali Orazio, Tito Livio, Nibby, Ratti, Tomasetti, Muratori ecc.

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POSIZIONE STRATEGICA

Carta topografica di Lariano del 1693Ne tempi passati la posizione strategica del Monte Maschio di Lariano permetteva di dominare sulla vastissima zona della Via Appia, e della Via Anagnina. Le potenti famiglie dei Conti del Tuscolo, degli Annibaldi, dei Colonna, dei Savelli, ecc., erano in continua tensione fra loro per il dominio sulla vasta pianura.

La Chiesa Romana se ne preoccupò a tal punto che ne rivendicò il diretto dominio nel Conclave di cardinali che si tenne a Viterbo nel 1269 e nel quale la Rocca li Lariano fu definita addirittura “praetiosa”.

La Rocca, che era tenuta dai monaci di Grottaferrata, fu data nel 1174 ai Conti del Tuscolo. Passò poi alla completa dipendenza della Chiesa con Papa Alessandro III. E fu proprio in virtù di questa dipendenza, unita al fatto che il luogo era ritenuto di estrema sicurezza, che nel 1200 Papa Innocenzo III fece rifugiare nella munitissima Rocca di Lariano il Visconte di Campiglia, quando questi fu fatto prigioniero dai romani durante la guerra contro Viterbo.

Ad ulteriore dimostrazione di quanto importante fosse ritenuta la Rocca di Lariano, nel 1235 Gregorio IX la incluse tra le Castellanie della Chiesa nominandone un apposito castellano. Ma la Rocca di Lariano era sempre più nelle mire di dominio delle nobili e potenti famiglie del tempo. Tanto che, alla morte di Papa Clemente, avvenuta il 29 novembre 1268 ed essendo vacante il soglio pontificio, Ricciardello Annibaldi, agendo di sorpresa, si impadronì del castello di Lariano, dopo aver arrecato morte e distruzione in tutto il territorio circostante.

Fu allora che le milizie veliterne, esortate dal Collegio dei Cardinali riuniti a Viterbo, tentarono a più riprese di conquistare il castello in nome e per conto della Chiesa. Furono questi in definitiva i primi veri scontri fra la comunità di Velletri e quella di Lariano, che, per la verità, fino ad allora non aveva avuto motivo alcuno per rompere l’amicizia del buon vicinato.

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DOMINIO DEI COLONNA

La conquista, non riuscita a Velletri, riuscì alla famiglia Colonna, e l’impresa non fu certo facile, in quanto la Lariano di allora già contava un buon numero di abitanti se si deve tener fede a ciò che è riportato nel volume Lazio Turrito, dove si legge che il consumo annuo di sale da parte degli abitanti del Castello di Lariano nel secolo XIV era di circa 50 rubbie (antica unità di misura di peso di varie città italiane oscillante tra gli otto e i nove chilogrammi), pari al consumo di Marino e di Rocca di Papa messi insieme.

Nel 1400 il Castello di Lariano era in possesso di Niccolò Colonna che lo tenne fino a quando l’antipapa Clemente VII lo consegnò a Giordano Orsini, che evidentemente riscuoteva la piena fiducia della Chiesa. I Colonna non si dettero per vinti, tanto che il Castello di Lariano tornò a loro fino al 1412, anno in cui Teobaldo Annibaldi riuscì a farlo suo.

Come chiaramente si nota, la Rocca di Lariano era vista dai potenti del tempo, come un valido trampolino di lancio per nuove e importanti conquiste e per vedere accrescere, in tal modo, la loro supremazia. Nel 1418 il cardinale Oddone Colonna salì al soglio pontificio prendendo il nome di Martino V, che cedette il castello di Lariano ed il territorio vicino ai familiari.

Così Martino V mise un certo ordine nel ricomposto Stato Pontificio, ma nel 1431 passò a miglior vita ed il Conclave elesse a Papa Gabriele Condulmer che prese il nome di Eugenio IV: il Pontefice direttamente interessato, forse suo malgrado, alla distruzione del Castello di Lariano.

I Colonna pretendevano che Eugenio IV garantisse loro le posizioni di favore che avevano raggiunto sotto il loro affine Martino V. Ma il nuovo Papa non volle saperne di mantenere tali privilegi e le ire dei Colonna verso il Pontefice furono tali che, dall’alto della loro potenza, organizzarono una rivolta tale che il Papa fu costretto a fuggire in barca lungo il Tevere per rifugiarsi prima a Firenze e poi a Bologna. Eugenio IV finì con lo scomunicare i Colonna.

La scomunica, a quei tempi, comportava la confisca dei beni e fra questi era inclusa la fortezza di Lariano con il territorio ad essa annesso; ma i Colonna non vollero saperne di abbandonare una postazione di così capitale importanza per il loro dominio ed Eugenio IV non era certo disposto a concessioni. Tanto che gli ottomila fanti del Papa riconquistarono alla Chiesa Albano, Castelgandolfo, Civita, Palestrina e Zagarolo; ma non riuscirono nella conquista della Rocca di Lariano tenuta fermamente a bada dai Colonna. Il Papa inviò ben quattromila fanti ad assediare Lariano e l’assedio durava da molti mesi, quando il Pontefice ebbe l’aiuto richiesto di ottocento soldati di Velletri guidati da Paolo Annibaldi della Molara. Vi fu un attacco in massa ed i difensori della fortezza si raggrupparono con armi e munizioni e con i pochi viveri rimasti nella Chiesa di San Silvestro. L’assedio e la lotta durò ancora qualche mese, fino a che i larianesi, sfiniti e senza speranza di aiuto da parte di altre casate, capitolarono e dalla rocca uscirono, in segno di resa, Nardo Di Stefano e Cola di Nardo Sindaci, che furono condotti dai commissari di Velletri Pietro Mancini e Antonio Pannocci: era il 26 ottobre del 1436. La rocca di Lariano fu presa, distrutta, incendiata, rasa al suolo ed il territorio fu donato da Papa Eugenio IV a Velletri in riconoscenza dell’aiuto determinante che i soldati di quella città diedero all’esercito del Papa.

Il Cardinale Prospero Colonna cercò di rabbonire Papa Eugenio; ma le discordie rinacquero più violente quando il Cardinale Colonna pensò di riedificare la fortezza di Lariano. Molti cittadini di Velletri, temendo il ripetersi ed il ritorno del vecchio dominio, cacciarono gli addetti ai lavori e demolirono ciò che si era appena cominciato a costruire.

Con la morte di Eugenio IV e pontificando Nicolò V, i Colonna tentarono di riprendersi Lariano; ma solo quando fu Papa Pio II, nel 1455, il Cardinale Prospero Colonna, sempre lui, potè dare inizio alla ricostruzione della rocca di Lariano. Il tenace Cardinale, ormai avanti negli anni, si ammalò gravemente e mori.

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DISTRUZIONE DEL CASTELLO

La di lui sorella, Vittoria, cedette così la rocca di Lariano a Papa Pio II che, per eliminare una permanente fonte di guerra, fece demolire definitivamente il castello, che era alla fine della riedificazione, con l’obbligo di mai più riedificarlo da parte di chicchessia. Dopo la morte di Pio II, 1464, e di Vittoria, gli eredi Colonna tentarono ancora di dimostrare che il territorio della rocca di Lariano gli apparteneva. Nacque una controversia con Velletri e il Cardinale Rovano la definì assegnando, a partire dalla cima del Maschio, ai veliterni la parte di territorio che guarda verso Velletri, mentre l’altra parte venne concessa ai Colonna. Inoltre, fu ristabilita per sempre la pace tra i Colonna e Velletri.

Dal 26 ottobre del 1436, insieme alla fortezza di Lariano vennero distrutti e bruciati gli embrioni di libertà e di indipendenza del suo popolo, che per lunghi secoli rimase aggregato alla città di Velletri. Gli abitanti della Rocca non dimenticarono il loro passato e quello della costruzione e della riabilitazione materiale e morale fu sempre un’idea fissa che, attraverso i secoli, ha ricondotto Lariano alla riconquista della sua autonomia amministrativa.

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TIPO DI POPOLAZIONE NEL TEMPO PASSATO

La popolazione di Lariano antica, vivendo su di un territorio assai fertile ma nello stesso tempo, data la sua felice posizione strategica per secoli teatro di fatti bellici, non poteva che suddividersi in due grosse categorie: quella contadina che si dedicava alla coltivazione dei campi e dei rigogliosi vigneti, e quella militare che della guerra faceva la sua ragione di vita. Una parte della popolazione, quindi, era assai pacifica, sempre intenta al paziente e duro lavoro dei campi e facile all’obbedienza pur di non essere tolta dal proprio ambiente naturale; l’altra parte della popolazione, quella militare era certo più numerosa, poco attaccata alla terra, ma sempre pronta a combattere per difenderla o conquistarla.

Pertanto, è logico desumere che, dopo la distruzione della fortezza, la popolazione dedita alle armi accettasse con un certo buon grado di trasferirsi a Velletri con il solo scopo di continuare, anche sotto altra bandiera, il mestiere delle armi; mentre la popolazione contadina preferì restare nei luoghi dove era nata e dove per sempre era vissuta e rifiutò l’invito, forse più allettante, di trasferirsi a Velletri.

Questo dimostra che la popolazione di Lariano è sempre esistita e fu proprio questo piccolo nucleo di contadini che si sparpagliò nei dintorni della distrutta fortezza col fermo proposito di rifarsi una vita dal lavoro dei boschi e dalla coltivazione della terra. Diceva
Ferruccio Tata-Nardini nel suo volume (Lariano e la sua storia) afferma che la popolazione di Lariano “non scomparve mai ed i larianesi di oggi sono i figli di quelli che ebbero vita propria ed indipendenza tra le mura del proprio castello”.

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AL TEMPO DEI BRIGANTI

Il monte Maschio e il suo territorio furono un luogo di fortezza anche per i briganti. Infatti il famoso brigante Gasperone fece di quei ruderi il suo quartier generale e dopo la sua morte si sparse la voce che sotto quelle pesanti lastre di pietra fosse nascosto il suo favoloso tesoro, tante erano le rapine da lui perpetrate. Vi fu, quindi, una vera e propria caccia al tesoro. Per lungo tempo ogni sasso venne rimosso, tanto da ridurre i resti del vecchio castello ad uno scomposto mucchio di pietre. Non sappiamo se qualcuno trovò il tesoro di Gasperone, ma sappiamo che certamente venne distrutto ciò che restava di un tesoro archeologico di indubbio valore. Si riparlò di quei ruderi solo alla fine dell’ultima guerra mondiale, quando un esiguo numero di soldati tedeschi da lassù ebbe modo di proteggere e difendere per molti giorni ciò che restava delle truppe germaniche in ritirata. Il centro attuale di Lariano sorse prevalentemente come centro agricolo verso la fine del 1600 e gli inizi del 1700 con tante capanne che occupavano il vastissimo raggio della zona sottostante del Maschio di Lariano.

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LARIANO OGGI

La piazza principale di LarianoChi vede Lariano ora, per la prima volta, non potrà rendersi conto dell’effettiva crescita che ha avuto rispetto al passato; come, del resto, non possono esprimerne un giudizio attendibile gli stessi giovani di Lariano, fermandosi i loro ricordi a qualche decennio fa.

Ciò per dire che per dare un giudizio sulla Lariano di oggi, sarebbe necessario conoscere la Lariano di ieri, e per dire “ieri” non intendiamo riferirci ad un passato assai lontano nel tempo, ma a quello che parte dall’immediato dopoguerra e, più ancora, dal conseguimento dell’autonomia comunale (28 Agosto 1967).

Era un paese che basava la sua economia esclusivamente sulla pratica dell’agricoltura e sul conseguente bracciantato agricolo, nonché sul lavoro che si produceva dal taglio dei boschi di castagno e dall’allevamento a conduzione familiare di ovini, suini, bovini e vari animali da cortile.

I così detti “anni della ricostruzione” hanno notevolmente contribuito a cambiare il sistema di vita e quello economico di Lariano.

Ciò perché una gran parte di cittadini larianesi si diedero all’edilizia, dando così origine al fenomeno del pendolarismo quotidiano, per lo più per Roma.

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AUTONOMIA

Veduta del Municipio di LarianoLa vera svolta per Lariano si è registrata dal conseguimento dell’autonomia comunale. Da allora il paese si è completamente trasformato e ha fatto registrare una crescita che era difficile prevedere. L’aumento degli abitanti ne è la dimostrazione più tangibile: dai circa 4700 residenti del 1967 si è passati agli attuali 11.300…!

La pratica dell’edilizia ancora assorbe un gran numero di personale e l’industria del legno si è ancor più sviluppata con l’aumento dell’imprenditoria boschiva ed il conseguente commercio del legno di castagno per l’edilizia, la falegnameria in genere, l’agricoltura, con ‘articolare riferimento alla viticoltura, ampiamente praticata in gran parte del Lazio. Non vi sono nella Lariano d’ìoggi altre grosse realtà imprenditoriali; ma esistono tanti piccoli artigiani che si sono creati il loro spazio nel locale mondo del lavoro.

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IL PANE DI LARIANO

Un prodotto per il quale Lariano è ormai famosa è il suo pane, che viene gustato ed apprezzato per la sua genuità e commercializzato in gran parte delle rivendite della provincia e specialmente della Capitale. Sono tanti i forni che giornalmente panificano e tutti offrono un prodotto di rara bontà e le sue peculiarità ne derivano dalla farina di grano tenero, dalla lavorazione a mano, dalla lievitazione assolutamente naturale e dal fatto basilare di essere cotto in forni scaldati solo da fascine di rami di castango che gli danno un caratteristico profumo, e di legna da far pane i nostri ne danno a iosa.

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LA SAGRA DEL FUNGO PORCINO

I funghi porcini di LarianoA proposito di boschi: essi fanno da corona al centro abitato di Lariano, ne rappresentano, da sempre, la sua naturale ricchezza. E’ in quei boschi che sempre gli esperti “fungaroli” di Lariano raccolgono i prelibati funghi porcini, dei quali l’Associazione “Porcino Pane e Vino”, nella seconda metà di settembre, organizza una ormai affermatissima sagra che richiama gente da ogni regione di’Italia per gustare le prelibatezze della locale gastronomia, sempre meglio presentata dai numerosi ristoranti.

Ma i boschi di Lariano possono essere anche la meta di belle passeggiate, che si può gustare , fra i ruderi dell’antico castello un incomparabile panorama di straordinaria bellezza.

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FESTE PATRONALI

Oltre alla Sagra del Fungo Porcino, con annessa Mostra-Mercato, di grande interesse popolare sono i festeggiamenti riservati alla Patrona Santa Eurosia (ultima domenica di Maggio) e quelli in onore della Madonna del Buon Consiglio (nella domenica più vicina all’8 Settembre), la cui immagine è conservata nella “Chiesola” a Lei dedicata e che rappresenta il primo luogo di culto cristiano dell’attuale Lariano .

Numerose sono le manifestazione popolari che si svolgono durante l’estate, la maggior parte delle quali su iniziativa delle tante associazioni presente sul territorio.

Queste in sintesi le peculiarità della Lariano d’oggi, di quella Lariano che dal 1950 ha per guida spirituale i Chierici Regolari della Madre di Dio, detti popolarmente “Leonardini” ( nome tratto dal loro fondatore San Giovanni Leonardi), che per un’anime riconoscimento, oltre ad avere determinato la conquista dell’autonomia amministrativa, si è sempre prodigato con i suoi sacerdoti alla crescita socio-culturale della locale comunità.

Un fiore per andare al top

 

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